Nelle interrogazioni del M5S le proposte per un nuovo piano d’emergenza

Due interrogazioni presentate a distanza di poche ore l’una dall’altra dal Movimento 5 Stelle regionale a prima firma del deputato Stefano Zito, una richiesta di chiarimenti, con risposta scritta, in merito sia alla gestione dell’emergenza da COVID-19 da parte dell’ASP di Siracusa sia al Piano Aziendale elaborato.

Con la prima interrogazione ritroviamo l’elenco dei fatti che hanno segnato, nel male, il primo incontro diretto, ravvicinato, dei Siracusani con il corona virus: una serie di “supposte” disfunzioni organizzative, e non solo, che tutte insieme sembra abbiano fomentato un certo clima di sfiducia nei confronti delle strategie sanitarie messe in campo dall’Asp a supporto della quale, come è noto, è intervenuto il 31 marzo un “covid-team”, formato da tre medici esperti in infettivologia e anestesia, inviato dall’assessore regionale Razza su sollecitazione del sindaco del capoluogo e del prefetto.

Il caso dell’architetto Calogero Rizzuto, la prima vittima del virus in città (la collega Silvana Ruggeri la seconda), oggi all’attenzione della Procura in particolare per i ritardi con cui si è compresa la gravità delle sue condizioni di salute probabilmente sottovalutata; le modalità scelte nei confronti del personale tecnico amministrativo del Parco Archeologico di Siracusa entrati in contatto con Rizzuto, alcuni con sintomi, per i quali è stata disposta la sola quarantena fiduciaria senza provvedere a diagnosi con il tampone non tenendo così conto dei protocolli prescritti dall’autorità sanitaria nazionale; le disfunzioni nelle comunicazioni telefoniche con il Dipartimento Epidemiologia e Prevenzione, servizio essenziale per arginare lo stesso diffondersi del contagio; il divieto di uso improprio dei dispositivi di protezione individuale “al fine di non generare allarmismo nell’utenza” anche prospettando la possibile adozione di provvedimenti disciplinari per sanzionarne la violazione; lo smarrimento di tamponi effettuati tra il 18 e il 19 marzo come denunciato anche dai sindacati; il reclutamento di personale sanitario in aiuto ai medici già in servizio esteso anche al personale medico collocato in quiescenza ma, in questo caso, limitando la possibilità solo ai Dirigenti Medici di Anestesia e Rianimazione quando potrebbero essere utili anche altri profili professionali: su tutto questo, quindi, la richiesta di delucidazioni e di un’adeguata risposta da parte dell’assessore Razza con una particolare attenzione alla opportunità di valutare, scrive la deputazione pentastellata, se non sia opportuno sottoporre all’esecuzione del test diagnostico anche le persone per le quali i sintomi febbrili e influenzali si protraggano oltre il terzo giorno da quello della loro insorgenza.

Basata invece su una analitica disamina del Piano d’emergenza covid 19 elaborato dall’azienda la seconda interrogazione.

Non poche le criticità individuate. Le recenti linee guida di contenimento dell’epidemia consigliano di destinare, per ovvi motivi, i pazienti covid a una separata struttura ospedaliera, un’indicazione che sarebbe stato auspicabile tenere in debito conto. Il Piano Asp invece stabilisce di usare indifferentemente, pur se, ovviamente, in reparti diversi, gli ospedali di Noto e Augusta individuati come COVID Center periferici per pazienti paucisintomatici, tra l’altro, si scrive, senza potenziare adeguatamente né il personale sanitario né le apparecchiature o il rifornimento di ossigeno. E la prevista realizzazione del COVID Center di Siracusa nel Padiglione di Malattie Infettive potrebbe compromettere la piena funzionalità del Centro Trasfusionale e costituire fonte di possibili rischi per i pazienti che, tuttora, si sottopongono a trattamenti presso lo stesso.

Inoltre, sebbene sia prevista la presenza di “ambulanza dedicata per i trasporti interni (da garantire tempestivamente)”, appaiono poco chiare le misure che si intendono adottare per assicurare la celerità dei trasferimenti fra le diverse strutture della “Rete Aziendale COVID”, così come quelle per un efficace espletamento delle operazioni di sanificazione delle ambulanze. Anche il numero di persone e mezzi coinvolti in tali attività, scrivono i 5 Stelle, non è indicato con precisione.

Da qui la proposta di riorganizzare con scelte opportune l’intera rete o, nel caso si dovesse mantenere l’attuale assetto organizzativo, utilizzare i due COVID Center periferici di Noto ed Augusta come centri di ricovero solo per pazienti post-acuzie – cioè transitati nel Centro dei pazienti più gravi di Siracusa e successivamente dimessi – o comunque in condizioni di salute meno gravi rispetto a quelle dei pazienti ospitati presso il COVID Center di Siracusa.

Viene evidenziata la necessità di ospitare pazienti asintomatici in strutture dedicate per ridurre i contatti con i familiari e, di conseguenza, il rischio di possibili contagi.

Il Piano Aziendale, scrive Zito, non prevede neanche l’individuazione di un’area in cui i pazienti sintomatici, e che si sono sottoposti al test per la diagnosi del COVID-19, possano attendere, in sicurezza, gli esiti degli esami virologici, area che invece potrebbe essere predisposta nella struttura centrale dell’ospedale Umberto I per godere così anche del servizio diagnostico virologico che dovrebbe essere quanto prima attivato.

Forse invece ormai superata la criticità relativa ai percorsi per l’accesso dei pazienti al Pronto Soccorso su cui è intervenuto da subito il team covid appena insediatosi.

Ed anche sui posti letto emergerebbero importanti disfunzioni. “Il numero di posti letto individuati nel Piano Aziendale è inferiore a quello dei posti letto che, in base al Piano annunciato dal governo Musumeci, dovrebbero essere attivati nella provincia di Siracusa entro il 20 aprile (cioè 160 per pazienti paucisintomatici e 30 di terapia intensiva)”: solo 110 i posti letto per paucisintomatici e 24 di terapia intensiva per pazienti critici con l’ipotesi di un numero massimo di circa 220 casi positivi nel Piano. “Non sarebbe stato opportuno ipotizzare uno scenario di almeno 300 casi positivi per ragioni di prudenza?” ci si chiede.

Infine, su altri aspetti – lo screening del personale sanitario secondo le priorità indicate dalle direttive regionali; la quantificazione del personale, sanitario e di supporto, e dei dispositivi di protezione individuale necessari in base ai diversi scenari epidemiologici prospettati, il crono-programma e le procedure volte ad assicurare una rapida acquisizione degli stessi; l’addestramento e la formazione del personale in relazione, fra l’altro, all’uso dei dispositivi di protezione individuale e al supporto ventilatorio ai pazienti –, il deputato Stefano Zito chiede “se l’A.S.P. di Siracusa abbia disciplinato in altri documenti tali questioni del tutto pretermesse nel Piano Aziendale in esame”.

Un’interrogazione, in sostanza, estremamente opportuna che costituisce di fatto una sorta di vademecum per una ridefinizione del Piano di emergenza per renderlo davvero in grado di affrontare un’eventuale (deprecabile) impennata del contagio.

Ma un ultimo passaggio riteniamo sia utile segnalare: il chiarimento richiesto dall’architetto Zito al Presidente della Regione e all’Assessore regionale della salute sui criteri in base ai quali è stata decisa nel Piano regionale del 25 marzo la distribuzione provinciale dei posti di terapia intensiva risultata non proporzionale al numero della popolazione residente nelle diverse province siciliane: 30 a Siracusa a fronte dei suoi 399.224 abitanti, 40 a Ragusa (320.000 abitanti), 36 a Caltanissetta (262.000 abitanti). Una decisione davvero difficile da comprendere.

Tratto da: La Civetta Press

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