Filippo Scerra: No al MES al 100%. Puntiamo tutto su Recovery Fund

Di seguito l’intervista del nostro Portavoce Filippo Scerra per il Quotidiano Avvenire.

“Il giudizio finale sul pacchetto di aiuti dipenderà dal recovery fund: se si rivelerà soddisfacente allora la valutazione sarà positiva, ma sono confidente che alla fine si raggiungerà un buon accordo, perché altrimenti sarebbe a rischio l’intero progetto europeo”. Filippo Scerra Vice Presidente Gruppo Parlamentare Camera M5S e membro della Commissione Politiche UE, fa il punto sulle richieste e le aspettative dei pentastellati in una fase clou della trattativa europea sulle misure per l’emergenza Covid.

Quali caratteristiche deve avere il piano di rilancio per essere considerato positivamente?

“Serve un progetto audace e coraggioso per risorse, tempi e obiettivi. Nella risoluzione del Parlamento europeo si fa riferimento a 2.000 miliardi di cui ha bisogno l’Ue ed è su quella cifra che bisogna orientarsi. Se saranno previsti prestiti, inoltre, la scadenza deve essere almeno trentennale e con tassi vicini allo 0. Su tempi occorre partire entro l’estate. Per gli obiettivi, infine, gli investimenti vanno rivolti alla sostenibilità ambientale e all’innovazione digitale.”

Una quota del 30-40% di traferimenti a fondo perduto sarebbe accettabile?
“Difficile parlare di percentuali. I 500 miliardi del piano franco-tedesco devono essere una base di partenza. Senza una quota preponderante di trasferimenti a fondo perduto, che possa portare circa 80-100 miliardi all’Italia, il recovery fund non funzionerebbe”.

In base alle caratteristiche del recovery fund potrebbe cambiare anche il giudizio del M5s sul Mes, tema su cui ci sono divisioni interne?
“La nostra posizione è chiara e il “no” al Mes resterà al 100% a prescindere dal recovery fund. Su questo punto anche la linea di Conte, che sta mostrando una grande capacità negoziale e di cui ci fidiamo ciecamente, non lascia spazio a dubbi.”

Perché rifiutare i 36 miliardi del Mes a condizioni decisamente più vantaggiose dei rendimenti garantiti dall’ultima emissione dei Btp Italia?
“Il Mes è inadeguato per capienza e caratteristiche. E’ previsto, per esempio, un sistema di allerta per Paesi che non dovessero restituire il prestito. All’Italia, che ha un rapporto debito-Pil particolarmente elevato, potrebbero richiedere manovre correttive a garanzia della sostenibilità delle finanze pubbliche.”

Il ridisegno del sistema di aiuti può essere l’occasione anche per effettuare un’armonizzazione della politica fiscale europea?
“Va considerata una priorità. Basti dire che il resto dei Paesi europei perde circa 27 miliardi all’anno a causa della concorrenza sleale in primis dell’Olanda (che da sola pesa per 15 miliardi) ma anche di Stati come Lussemburgo, Svizzera, Olanda e Regno Unito. Oltre a prevedere una tassazione unitaria delle multinazionali, andrebbe chiesto anche a chi ha usufruito di vantaggi fiscali in passato di versare un contributo superiore al prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-27. Già con questi due accorgimenti il sistema risulterebbe più equilibrato.”

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