Cultura e turismo a Siracusa: dalla “fase 2” alla “fase 3”

Superato uno dei momenti di crisi più difficili della nostra storia – quasi una sorta di secondo Dopoguerra – ci avviamo con la temporanea “fase 2” e, quindi, con la “fase 3”, alla progressiva e graduale ripresa di tutte le attività del nostro quotidiano. Come si sa, il comparto cultura/turismo, in tutte le sue declinazioni, è stato sferzato duramente e la ripresa, almeno per i mesi a venire, sarà dura e vincolata dalle necessarie disposizioni di distanziamento sociale e di svariate regolamentazioni.

Il turismo di Siracusa e del suo territorio ne hanno risentito e ne risentiranno parecchio, in particolare per gli “strascichi” dell’epidemia: l’ovvia carenza di gruppi organizzati, le cui prenotazioni sono state a tutt’oggi azzerate e, purtroppo, vista l’incertezza anche per le prossime settimane, si ha reticenza a prenotare nell’immediato futuro; per conseguenza, le attività collaterali al mondo turismo (basti solo pensare alle imprese alberghiere, ricettive, ai ristoranti o alle altre strutture stagionali) – e l’indotto che ne deriverebbe da esse – sono state riprogrammate e, ineluttabilmente, ridimensionate.

Cosa si potrebbe consigliare, quindi, alla nostra città, in questa imprevista fase di riprogrammazione? Innanzitutto incentivare le attività culturali all’aperto, ovviamente, nei più ampi spazi dove sia possibile sia il distanziamento che, contemporaneamente, una buona fruizione degli eventi. In primis, visto che la stagione del Teatro classico è definitivamente saltata (sostituita, da ultimo, con “Inda a voci sole”: assolo di artisti davanti a un pubblico assai contingentato), si potrebbe pensare di restituire alla città anche uno spazio vicino da sempre dimenticato: l’area antistante l’Ara di Ierone. Dopo la necessaria manutenzione (ovvero il diserbo – sicuramente più semplice e rapido da effettuare rispetto ad altri siti, poiché si tratta di una spianata – ma, soprattutto, un’illuminazione adeguata e qualche altro piccolo intervento di messa in sicurezza e di valorizzazione) si potrebbero pensare manifestazioni teatrali, coreutiche o artistiche senza l’utilizzo di grandi scenografie o montaggio di ingombranti strutture, più essenziali e facili da approntare. Ci si ricordi sempre che siamo già nella seconda metà di maggio: per “salvare” la stagione estiva non si possono pensare grandi cose, ma capitalizzare il tempo che si ha a disposizione e usare prontamente l’ingegno.

Altre grandi aree della città all’aperto che potrebbero essere utilizzare per eventi culturali, evitando fitti assembramenti, potrebbero essere i due spiazzali antistanti Castel Maniace, sia davanti l’ex Caserma Abela (già utilizzato, dunque da potenziare ulteriormente con una programmazione più intensa) che quello interno; largo Aretusa; piazza Santa Lucia: l’idea del cinema all’aperto con i cittadini che si portano da casa la sedia o la stuoia, sperimentata con successo da qualche anno, potrebbe essere ben replicata in altri spiazzi della città, come ad esempio quelli dei quartieri Mazzarona e Tiche, rivitalizzandoli; e ancora gli spazi, bonificati e sanificati, della Balza Akradina/Parco Giovanni Paolo II, o i giardini di Villa Reimann, oppure ancora il “teatro grande” all’interno delle Latomie dei Cappuccini, opportunamente ripristinato per una restituzione definitiva, e non solo temporanea, alla città.

E ancora, gli spazi attorno all’ex Tonnara di Santa Panagia, di proprietà privata e necessariamente da bonificare, quindi ripristinandoli in una possibile ottica d’intesa coi privati (l’opificio è, invece, regionale e al centro di un annoso contenzioso, e ad oggi chiuso); nei dintorni della città, invece, basti pensare all’area del Monte/ex lavatoio a Belvedere, oppure agli immensi spazi di Castello Eurialo o dell’area circostante il Tempio di Zeus Olimpico, questi ultimi anch’essi di pertinenza regionale ma dal potenziale attrattivo, se ben gestito e potenziato (e con una costante manutenzione, ricordiamolo), enorme.

Inevitabile pensare, per concludere, allo sterminato patrimonio naturalistico e ambientale della provincia: questa stagione, per la contingenza storica che si sta vivendo, potrebbe essere davvero quella del “rilancio” definitivo dei territori rurali e dei magnifici borghi in essi racchiusi, come quelli iblei o quelli costieri.

Un turismo da singoli e non di massa, green e sportivo insieme, una riscoperta della natura endemica facendo ripartire, parallelamente, le economie locali privilegiando agriturismi, bar, b&b e negozi del posto. Potrebbe esser questo il mix vincente per far superare a noi tutti i tre mesi più difficili della nostra vita e pensare, per forza di cose, al prossimo futuro: ovvero, costruendo con un’ottica che guardi anche in previsione dell’autunno e dell’inverno prossimi, non miope ma tenendo sempre presente – ora più che mai – la destagionalizzazione sia turistica che dell’offerta culturale da proporre ai cittadini.

In questa prospettiva, e in merito alle polemiche degli ultimi giorni sullo spostamento della tela siracusana di Caravaggio a Rovereto, ci si chiede come sia possibile anche solo ipotizzare un suo trasferimento temporaneo, viste le fragilissime condizioni e le necessarie cure per preservarla da ogni possibile trauma accidentale, privando in questa fase storica la città di un potente attrattore turistico e segno identitario collettivo: il MeetUp Siracusa ritiene sia doveroso prenderne le distanze, da subito.

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