Tour Beni Culturali: il 3 febbraio fra Augusta e Megara Iblea

Continua il tour dei beni culturali, tra le bellezze della nostra terra. Domenica 3 febbraio visiteremo Augusta, tra Megara Iblea, il Castello svevo e il Castello di Brucoli. Sarà un bel momento in cui conosceremo i nostri luoghi, ne apprezzeremo la bellezza e ne analizzeremo le contraddizioni, per poter trovare possibili soluzioni.

Il centro di Augusta (dal latino augustus) è legato al grande nome di Federico II, che la fondò intorno al 1232, rendendola strategica dal punto di vista difensivo e militare. Ma la storia del suo territorio è assai più antica, per via delle testimonianze sia preistoriche che, soprattutto, di età greca di siti del comprensorio.

Nei pressi dell’odierno comune, infatti, restano le vestigia dell’antica colonia greca di Megara Iblea, fondata dai Megaresi nel 727 a.C. – secondo la datazione tradizionale data dallo storico Tucidide – nel sito in cui sorgeva l’antica Ibla, solo pochi anni dopo la città di Siracusa.

Assediata da Gelone nel 482, fino alla fine del V sec. rimase quasi disabitata, e nel 415 i Siracusani vi costruirono un forte per fronteggiare l’avanzata degli Ateniesi. Venne ripopolata con Timoleonte, nel 340 a.C., vivendo un periodo di prosperità che durò fino al 214 a.C., anno della distruzione dovuta al console Marcello in marcia verso Siracusa.

Il tessuto urbano oggi visibile è ampio circa 60 ettari ed è delimitato dal fiume Cantera, l’antico Alabon, con tre assi viari principali che inquadrano le unità abitative (di uno e, in seguito, due o tre vani), l’agorà con gli edifici pubblici civili e religiosi, le aree sacre. Attorno, pochi resti delle fortificazioni, delle aree produttive e delle necropoli della città.

Proprio da Megara provengono alcuni reperti straordinari, oggi custoditi al Museo Archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, come la statua del medico Sombrotidas o la donna che allatta due gemelli, la “Kourotrophos”.

La visita ci permetterà di entrare, oggi, in una vera e propria città dei Greci: uno dei pochi esempi, in Occidente, di grande sito che non ha subito continuità di vita in età moderna e contemporanea.

Tornando all’attuale centro cittadino e spostandoci nel tempo sino al Medioevo, proprio del castello di cui venne dotato il sito abbiamo notizia sin dal 1239, anno di una missiva di Federico II a Riccardo da Lentini – supervisore delle fabbriche regie – e venne ultimato nel 1242.

Esso, come tanti altri castelli svevi, ha pianta quadrata di circa 62 m per lato, con quattro poderose torri angolari, rettangolari o poligonali, esternamente con superfici a bugna. Degli ambienti interni restano porzioni coperte da volte a crociera costolonata, in particolare il lato occidentale e parte del settentrionale; l’altezza degli ambienti è maggiore rispetto all’impianto originario, per via delle superfetazioni posteriori.

Il castello domina la parte più alta della penisola di Augusta, circondato dalle fortificazioni del XVI e del XVII secolo, è stato profondamente rimaneggiato a seguito del terremoto del 1693, sino alla sua trasformazione in penitenziario nel 1890.

Il centro storico odierno sorge su un’isola, il cui istmo venne tagliato nel 1607 per ragioni di sicurezza; nei pressi vi è la famosa Porta Spagnola, ingresso principale della città, serrata da due bastioni con due grifoni rampanti, alla sommità, che inquadrano una cornice sormontata dalla corona di Carlo II di Spagna.

Un secondo castello, anch’esso meritevole della nostra attenzione, è ubicato all’imboccatura del porto-canale di Brucoli, e venne realizzato negli anni ’60 del XV secolo dal nobile barcellonese Giovanni Cabastida.

Le tante vicende storiche hanno profondamente segnato le strutture architettoniche di entrambi gli edifici fortificati, oggi fragili e meritevoli di attenzioni e di interventi di salvaguardia e, quindi, di valorizzazione e nuova destinazione culturale.

Appuntamento, dunque, a domenica 3 febbraio alle ore 9:30 presso l’ingresso dell’area archeologica di Megara Iblea!

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