M5S: “Vogliamo chiarezza sull’operato dell’Ufficio Tributi ”

Accertamenti fiscali sarebbero stati lasciati a dormire per presunta “incertezza normativa”. Il dep. Stefano Zito: “Se ciò che temiamo avrà conferma, per la città sarebbe un grave danno erariale” da La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016

rsz_immagineIl Movimento 5 Stelle cerca di fare chiarezza dal maggio 2015 ma sembra proprio che non si riesca a venirne a capo. A interessare Stefano Zito uno “strano” caso che riguarda l’ufficio tributi del nostro Comune. Per semplificare: accertamenti fiscali che vengono interrotti con una sorta di “quiescenza” della pratica, spesso siglata/chiosata con la “curiosa” dicitura di “normativa confusionale” o “confusione normativa”. Risultato: un certo numero di contribuenti, non sappiamo quanti e, soprattutto, non sappiamo chi, viene di fatto esentato dal pagamento di tributi e/o interessi.

Pesanti le cifre sospese nel limbo dell’ “incertezza normativa”.

Da qui la richiesta di accesso agli atti per ottenere dal Comune l’elenco degli avvisi di accertamento (ICI e contenzioso) annullati negli ultimi tre anni e delle relative pratiche di annullamento, i nominativi dei dipendenti comunali che hanno lavorato ciascuna pratica e dei funzionari e/o dirigenti che le hanno sottoscritte, l’elenco dei cittadini e/o delle ditte morosi con importi superiori a 10mila euro, l’ICI degli ultimi tre anni, l’ammontare del debito e le relative sanzioni, e infine di avere alcuni chiarimenti “circa la dicitura-motivazione “normativa confusionaria” o altra ad essa sostanzialmente riconducibile, per alcune pratiche”.

“La mia richiesta – racconta Zito – è rimasta priva di riscontro sino al mio sollecito di luglio, quando finalmente mi è stata consegnata una serie di fogli, ma con codici e date senza alcuna delucidazione o legenda a corredo degli stessi”.

Ad agosto al nuovo dirigente dottor Migliore (in sostituzione del dottor Pisana) è stata inviata la nuova istanza per ottenere delucidazioni più significative, anche reiterando la richiesta dei dati personali omessi “per generici motivi di privacy”.

“Non solo la più recente giurisprudenza amministrativa ha chiarito che persino eventuali dati “sensibili” non precludono di per sé, sempre e comunque, l’accesso, ma anche una nuova pronuncia del Consiglio di Stato ha ribadito come i consiglieri comunali abbiano un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere di utilità all’espletamento del loro mandato, ciò al fine di permettere di valutare con piena cognizione la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’Amministrazione. Ovviamente, se ciò vale per i consiglieri comunali e provinciali, a fortiori devono poter valere per i parlamentari regionali, titolari della prerogativa costituzionale del sindacato ispettivo” continua Zito.

Ma poiché solo a una parte delle richieste si è dato riscontro, “e per altro in maniera generica e insoddisfacente”, l’esponente dei 5 Stelle si è visto costretto a coinvolgere Guardia di finanza e Procura. In discussione è l’applicazione dell’articolo 10 della 212/2000 (Statuto del Contribuente), nello specifico del comma 2: “Non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione finanziaria, ancorché successivamente modificate dall’amministrazione medesima, o qualora il suo comportamento risulti posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni od errori dell’amministrazione stessa”. Il rischio paventato quindi è che, da parte degli uffici comunali, possa esservi un abuso dello strumento normativo (ex comma 3 stesso articolo e legge) che “da strumento di tutela del contribuente andrebbe, viceversa, ad allargare a dismisura la discrezionalità dell’amministrazione e rischierebbe di minarne l’imparzialità” – afferma Zito. – Si configurerebbe, se quanto detto trovasse puntuale riscontro, un grave danno erariale. Gli eventuali responsabili andrebbero individuati e nei loro confronti andrebbero presi adeguati provvedimenti”.

La questione è stata anche posta all’attenzione dei vertici regionali ma pare che in Regione ormai sia invalsa la tendenza a considerare le interrogazioni tamquam non essent.

Purtroppo ancora una volta c’è da auspicare l’intervento della Procura. Consentendoci una battuta, forse è anche per questo abnorme carico di lavoro che il procuratore Giordano attende con ansia il trasferimento in altra sede.

Marina De Michele

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