M5S, PONTE CALAFATARI: tanti i dubbi e poca la trasparenza

La Procura di Siracusa, poco più di due mesi fa, ha aperto un’inchiesta sull’opportunità di abbattere il ponte dei Calafatari. Come molti sanno, in merito è stato anche ascoltato il portavoce del Movimento 5 Stelle Stefano Zito, che è stato tra i primi a sollevare dei dubbi sulla decisione di spazzare via la struttura, ed è stato proprio da li che, simbolicamente, partì la manifestazione per il caso «gettonopoli».

Il 29 Luglio del 2014, il Sindaco Garozzo firmò l’ordinanza n°85/gab (FIG.1) con cui “ordina la chiusura immediata al transito veicolare e pedonale del ponte dei Calafatari, per le generalizzate condizioni di pericolo…”. Questa, la frase che ha sancito la morte del Ponte dei Calafatari, che da li a qualche mese, sarebbe stato abbattuto perché, nel frattempo, si sarebbe determinato “un ulteriore aggravio della condizioni tanto da far pensare ad un imminente crollo della stessa”.

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Ma l’1 Agosto 2014, l’ingegnere capo del Comune di Siracusa, Dott. Borgione, pare non la pensasse così, tanto da rilasciare una intervista in cui dichiarava che: “il terzo ponte è un’esigenza dal punto di vista della mobilità più che della protezione civile” (http://www.siracusanews.it/node/50179). Il Sindaco Garozzo lo smentiva immediatamente, dichiarando che “due ponti sono più che sufficienti”, sia per quanto riguarda la mobilità che la sicurezza, in quanto i residenti in ortigia negli ultimi anni sono diminuiti, e che “il ponte dei Calafatari lo demoliamo e non lo ricostruiamo più”.

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A questo punto, si è cercato di ricostruire i fatti. Nei mesi passati, sono state inviate, agli uffici competenti, numerose richieste di accesso agli atti per tentare di fare luce su una vicenda che di chiaro e trasparente, ha davvero poco.

Tra le varie istanze inoltrate vi sono quelle tendenti a comprendere se fossero state emesse, in precedenza, ordinanze sindacali per lavori di somma urgenza, firmati tra il 2009 e il 2014. L’amministrazione ha risposto che non esistevano atti di questo tipo, anche se poi è stato scoperto che l’ordinanza n°85/gab firmata da Garozzo rispondeva proprio a quei requisiti. Inoltre, sono state richieste copie di eventuali segnalazioni di pericolo pervenute all’amministrazione relative alle condizioni del Ponte. L’unico atto che ci è stato trasmesso è stato un fax che la Capitaneria aveva inviato al Comune in data 28 Luglio in cui segnalava la “caduta di calcinacci dalla struttura del ponte dei Calafatari” e chiedeva una ispezione per assicurare “l’incolumità pubblica interdicendo, eventualmente, la navigazione in prossimità del ponte”. 

Lo stesso giorno il Responsabile Ufficio Ricostruzione, Ing. Michele Dell’Aira, effettuava un sopralluogo e redigeva una relazione sulle condizioni del ponte e sulla conservazione strutturale dello stesso, descrivendone uno stato di “degrado” generalizzato condizione che appare ovvia in quanto, senza alcun intervento di manutenzione ordinaria, nessun manufatto è in grado di resistere all’azione corrosiva del tempo e dell’uomo ma questo non è sufficiente a determinarne un stato di “dissesto”.

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A fine settembre 2014, come si apprende nel leggere la determina dirigenziale n°523/2014, si sarebbe riscontrato “un ulteriore aggravio della condizione (della struttura del ponte, ndr) tanto da far pensare ad un imminente crollo della stessa”. Ma di tale sopralluogo non è stato fornito alcun verbale, mentre, nella stessa determina si giustifica la demolizione del ponte in quanto, un suo crollo improvviso, avrebbe causato lo sbarramento delle correnti tra il Porto Grande ed il Porto Piccolo. Inoltre, il crollo avrebbe potuto causare un grave problema di inquinamento per via dell’affondamento in mare dei materiali del ponte stesso.

Queste le motivazioni dell’abbattimento, che risultano, invero, parecchio discutibili. 

Con la determina n°523 del 7 Ottobre 2014, venne stanziata la cifra di 340.000 Euro per l’abbattimento del ponte, facendo ricorso, per la gara d’appalto, alle procedure d’urgenza e quindi invitando le ditte specializzate nel settore a presentare una offerta. La gara venne vinta da una ditta di Comiso, che aveva presentato un’ offerta con un ribasso di quasi il 50% pertanto, alla stessa, vennero affidati i lavori per la cifra di 174.000 Euro. Pertanto, il ponte venne, celermente, demolito tra la fine di dicembre e i primi di gennaio di quest’anno.

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Dagli atti in esame, risulta che in data 26 gennaio, l’Ufficio Tecnico emanava una determina, la n°47/2015 che aumentava il compenso per l’abbattimento del ponte, a causa di “opere non previste e non prevedibili”. Di conseguenza, la ditta, che al bando aveva risposto con un’offerta a ribasso, su base d’asta, di quasi il 50% (da 340.000 a 174.000), e vinto per questo la gara, a causa di qualche “problemino” ha presentato un’ulteriore nota spese per un importo pari a 36.000 euro. Perciò, il costo complessivo è lievitato arrivando a 210.000 euro che rappresenta il 20% in piu’ rispetto alla cifra iniziale. 

Infine, quello che risulta fortemente anomala è l’accelerazione improvvisa dell’iter di demolizione del ponte. Basti pensare che, appena un anno prima, era il 2 Ottobre 2013, si era tenuta una Conferenza Speciale dei Servizi sul “Progetto definitivo dei Lavori di bonifica, riqualificazione e valorizzazione del porto piccolo e del suo patrimonio archeologico, incluse le aree ex Orto e Calafatari in Siracusa”, per un importo complessivo dei lavori di euro 9.411.556,45.

fig.3

Nel verbale conclusivo dei lavori si legge testualmente che “il progetto revisionato non prevede più la demolizione del ponte dei Calafatari e opere connesse, per cui il nuovo importo è ridotto da 9.342.013,24 […] a 6.854.479,13 […].

Alla Conferenza dei Servizi erano presenti anche, il rappresentante del Dipartimento della Protezione Civile Servizio di Siracusa, che aveva espresso il proprio assenso al progetto in questione, “ribadendo la necessità del collegamento viario tra la terra ferma e l’isola di Ortigia, tramite il cd. Ponte dei Calafatari”, ed il Responsabile del Settore Urbanistica del Comune di Siracusa, che ha rilasciato il parere favorevole di conformità urbanistica.

Sempre dal verbale si legge che il Responsabile Unico del Procedimento, dott. S. Puccio dell’Assessorato regionale, aveva inviato una nota al Sindaco di Siracusa, il 18 Settembre 2013, con la quale si comunicava lo stralcio delle opere relative ai Calafatari, sollecitando invece la necessità ed urgenza di procedere alla manutenzione del Ponte stesso, “data la vetustà e l’oggettiva precarietà statica del detto Ponte, quale intervento coerente con le finalità di riqualificazione ivi previste”.

fig.4

Evidentemente il messaggio è rimasto inascoltato, se dopo appena 9 mesi si procedeva alla chiusura del Ponte e successivamente al suo abbattimento.

Aspettando le conclusioni dell’indagine in corso da parte della Procura, si invita la cittadinanza a riflettere su alcuni punti, attenzionando anche quello che accade “oltre” il ponte. Ci si chiede se prima di procedere alla repentina decisione di abbattere il ponte, qualcuno dell’ufficio tecnico comunale, ha considerato che tutto il traffico in uscita da Ortigia si sarebbe poi scaricato sul Ponte Umbertino? Qualcuno ha considerato che l’eccesso di vibrazioni, provocato dall’incremento del traffico veicolare, pone dei seri problemi di manutenzione su un’opera dei primi del ‘900? In condizioni di emergenza, qualcuno si è chiesto in quanto tempo un mezzo di soccorso o delle forze dell’ordine impiegherà per uscire da Ortigia?

Stefano Zito, MoVimento 5 Stelle Siracusa

MeetUp Siracusa

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