A proposito della struttura in costruzione nella Piazza d’Armi: considerazioni e dubbi

In merito alla struttura in fase di realizzazione nella Piazza d’Armi antistante il Castello Maniace e ai fiumi di parole e di inchiostro che sono stati versati nella settimana appena trascorsa, possiamo trarre alcune considerazioni e sollevare delle perplessità a riguardo.
I nostri Portavoce regionali e nazionali si sono prontamente attivati. La valutazione sulla legalità formale e sostanziale dell’opera, e della sua conformità al progetto approvato e vistato dalle competenti autorità, sarà prontamente comunicata all’esito di una già avviata istruttoria tecnico-giuridica, alla cui conclusione sarà possibile giungere solo quando il MoVimento 5 Stelle avrà finalmente accesso all’intero fascicolo e soprattutto avrà a disposizione la copia integrale conforme di tutti gli atti, a partire dal bando per passare alla aggiudicazione e fino alla esecuzione tecnica dell’opera.

Solo a lavori conclusi, di fronte alla struttura ultimata, potremo tirare le somme sull’impatto visivo che ne susciterà, e ci si augura che il cittadino valuti con la dovuta criticità una costruzione che si va ad innestare in un’area di alto «interesse storico-artistico» e in una zona territoriale che è «centro storico di valore monumentale»: non un contesto urbano qualsiasi, quindi.

Certamente, trovare equilibri armoniosi nel rapporto antico/moderno ed elaborare creazioni che si inseriscano bene nel paesaggio storico urbano è assai difficile e, molto spesso, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, infatti nella maggior parte dei casi vengono spacciate per innovazioni estetiche e tecnologiche costruzioni che, nella realtà, sono soltanto obbrobri edilizi. E a Siracusa basta farsi una passeggiata per rendersene subito conto coi propri occhi: ci si augura che il risultato finale, nel piazzale limitrofo al Maniace, non sia l’ennesimo caso e che la percezione che si ha, al momento, possa essere del tutto erronea.

Come pure il parere della Soprintendenza, normalmente rigida nel rilascio di pareri così delicati e importanti, ci auguriamo non costituisca un precedente per casi futuri simili. È inutile anche discutere su cosa si intenda per “amovibile”: una struttura nata per durare almeno 12 anni (o, secondo il memorandum, estensibile addirittura a 50 anni), a quanto pare, non sarà di certo smontata a fine stagione!
E ci si augura, altresì, che le nuove funzioni e che le «proposte progettuali [che] dovranno essere coerenti con il valore testimoniale del bene interessato e con le attività turistico-culturali che si intendono promuovere», così come è scritto nel memorandum del Demanio statale (http://www.agenziademanio.it/export/sites/demanio/download/documentigare/INFORMATION-MEMORANDUM.pdf), siano effettivamente rispettate nei termini: dell’ennesimo lounge bar per l’aperitivo vista mare Ortigia, certamente, non ne sente il bisogno. Dev’esser chiaro che ciò che la città ha consegnato, ovvero una porzione di bellezza fatta storia, venga restituito nei medesimi termini, simbolici e culturali, al bene comune.

Qualche altro dubbio, ancora, si insinua nei nostri pensieri: quali saranno le dinamiche di concessione dell’area ai privati e come saranno, in futuro, la gestione dei proventi che, ovviamente, ne deriveranno? E il Comune, l’ente che ha dato l’autorizzazione edilizia, quale voce in capitolo avrà nelle modalità di valorizzazione e fruizione dello spazio ormai riqualificato? Si spera sia di costante controllo durante le fasi di realizzazione e di utilizzo, nel pieno rispetto del progetto oggetto di aggiudicazione, preliminarmente analizzato in merito alla sua idoneità.

Così come sembrano stare al momento le cose, si ha l’impressione di assistere all’ennesima svendita di un bene pubblico secondo una consueta formula: per dei canoni irrisori si consente una gestione privata lì dove l’amministrazione pubblica, se solo avesse voluto, avrebbe potuto trarre beneficio anche economico da utilizzare poi in favore della collettività. Che sia lo Stato, la Regione, la Provincia oppure il Comune, il copione non cambia mai. Purtroppo non è il primo esempio in questa città e si teme che non sarà l’ultimo.

Ci preme far riflettere su due cose: ognuno di noi si interroghi sul significato che dà a termini come centro storico, turismo culturale e beni comuni da tramandare alle generazioni future; inoltre, ricordiamoci che non tutto ciò che è legale è sempre morale, soprattutto quando a farne le spese è l’indifeso, martoriato e indebitamente sfruttato patrimonio culturale.

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